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Shuka e Kikoi: stoffe dal Kenya

Masai

Shuka e Kikoi sono due stoffe popolari nell’Africa orientale. Questi teli africani finiscono sempre tra i souvenir dei i turisti che visitano il Kenya. 

Storia dei tessuti Shuka e Kikoi

A causa degli stretti legami con India e Arabia, il Kenya ha sviluppato un’industria tessile non sempre in grado di competere con i prodotti del subcontinente o della penisola.

In passato all’interno dell’Africa orientale, nella savana o sulle colline, c’era poco bisogno di abiti alla moda. Le pelli di animali erano più che sufficienti. Fu per questo motivo che i pastori e gli agricoltori di queste regioni non svilupparono una grande tradizione di tessitura.

I tessuti di cotone prodotti localmente erano disponibili sulla costa, molto probabilmente venivano realizzati nella zona portuale di Mombasa con i telai portati dagli arabi.

Tuttavia verso la seconda metà del XIX secolo, divennero disponibili in Kenya anche stoffe e coperte dall’Europa, tessuti fatti a mano dall’India e dall’Arabia.

Anche la domanda di vestiti aumentò man mano che il cristianesimo – con la sua dottrina sociale – si diffondeva.

In Kenya si sviluppò un forte mercato per i tessuti stampati e cerati (Kitenge), anche i pastori e gli agricoltori più ricchi acquistarono prontamente le stoffe. 

Fu così che in Kenya si diffusero i tessuti indossati in coppia dalle donne e abbelliti con proverbi swahili, noti come Kanga, soprattutto sulla costa presero piede a tal punto da diventare abiti tradizionali.

Allo stesso modo, si diffusero in Kenya i tessuti di cotone a righe sfrangiate chiamati Kikoi, popolari tra i gruppi etnici come i Kikuyu. Trai Masai invece diventarono popolari i tessuti a quadretti chiamati Shuka.

Shuka

Masai Shuka

Il tessuto Shuka è una stoffa a quadretti in cui predomina il rosso molto probabilmente deriva dai tartan importati dai missionari scozzesi nel XIX secolo, solitamente viene indossato dai Masai in Kenya e Tanzania.

In passato è molto più plausibile che gli abiti dei Masai fossero ricavati dalle pelli degli animali. Le pelli venivano tinte con colori vegetali, mentre i gioielli venivano forgiati utilizzando semi e pietre che si trovavano facilmente in natura.

Anche le perline usate dai Masai per realizzare i gioielli, così come li conosciamo oggi, furono importate in seguito.

Kikoi

Il tessuto kikoi è un rettangolo di cotone, spesso con estremità sfrangiate, indossato dagli uomini del Kenya e della Tanzania. La stoffa si è diffusa grazie allo scambio culturale tra gli africani orientali ei loro partner commerciali arabi.

I Kikoi sono popolari abiti tra gli uomini dei popoli Kikuyu e Masai. Il classico kikoi Kikuyu è composto da due pezzi lunghi, rigati e cuciti a mano, anche le fantasie sono tessute piuttosto che tinte.

Dove acquistare

Se passi dal Kenya o dalla Tanzania quelli sono i primi luoghi dove potrai trovare gli autentici tessuti Shuka e Kikoi.

In attesa del tuo prossimo viaggio nell’Africa orientale ti consiglio di visitare il sito, Zuri, di Sandra Zhao e Ashleigh Gersh Miller.

Sandra Zhao e Ashleigh Gersh Miller, dopo aver trascorso complessivamente otto anni a Nairobi hanno creato un’azienda che opera in modo equo, etico e sostenibile realizzando tessuti al 100% Made in Kenya.

Ciò significa che conoscono i piccoli agricoltori che coltivano il cotone utilizzato per realizzare i loro vestiti e le condizioni di lavoro di ogni lavoratore.

In questo modo Zuri può garantire un lavoro equo e sicuro per ogni singola persona che ha contribuito a realizzare i loro tessuti.

Inoltre la loro produzione ha un impatto economico e sociale su centinaia di piccoli agricoltori e sulle loro famiglie.

Zuri ha un impatto incredibile anche sull’industria tessile keniana, che per anni è stata superata nel mercato locale dai tessuti importati.

Grazie Sandra Zhao e Ashleigh Gersh Miller ora ci saranno più tessuti al 100% keniani realizzati in modo etico, onesto e con orgoglio.

Conclusione

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